Esercizi di fiducia, Susan Choi, Edizioni SUR (2021)
«Niente dà più sicurezza che assistere a uno spettacolo da dietro le quinte. Il calore di quel circuito, formato da attori e pubblico, ti scalda ma non ti chiede niente in cambio»
Susan Choi costruisce una trama fitta di incroci, inganni e colpi di scena.
La sua scrittura, spesso intricata, ci restituisce delle sensazioni di prima mano, delle immagini vivide, eppure ci lascia sempre all’ombra del grande spettacolo.
Sappiamo i pensieri degli attori. Sappiamo quale sarà la reazione del pubblico. Sappiamo cosa sta succedendo sul palco, eppure non ne siamo completamente parte. Veniamo sempre lasciati all’oscuro di qualcosa. Percepiamo il calore del continuo scambio tra gli attori (e le voci narranti), il punto di vista del pubblico e gli sguardi furtivi delle maestranze.
Tutti giocano un ruolo, ma nessuno di questi ruoli è definitivo. Nessuno è reale.
Non è un caso che il suo romanzo sia ambientato in una scuola di teatro, dove l’ego dei protagonisti – giovanissimi – è ancora incontrollabilmente presente, dove non si è ancora adulti pur maneggiando strumenti da adulti.
Nella prima parte, la storia di Sarah, ci troviamo davanti a una pura finzione narrativa. Tutto ruota intorno alla storia d’amore fra due giovani adolescenti, le loro bugie e le loro amicizie si intrecciano senza risolversi.
Nella seconda storia, quella di «Karen», i protagonisti sono improvvisamente reali, escono fuori dalla finzione di cui Sarah è artefice, eppure ci nascondono ancora segreti e pulsioni emotive.
Nella terza brevissima storia avremo un punto di vista completamente diverso, inaspettato e per questo molto intenso. Ma nemmeno l’ultima indagine riuscirà a darci delle risposte.
Al lettore, dietro le quinte dall’inizio del romanzo, non resterà che raccogliere i costumi sudati degli attori, mettere a posto l’attrezzeria, spegnere le luci e chiudere il teatro.
