Gli occhi di Emma hanno qualcosa che non va. Si incrociano l\’uno sull\’altro e tutti la prendono in giro. Vedere con gli occhi di Emma è un caleidoscopio di sensazioni. Potente immaginazione, verità, continuo stupore.
Sono ventitré le lettere raccolte nel libro \”Il libro di Emma\” (Edizioni Sur, 2019), frammenti d\’infanzia che Emma Reyes, pittrice colombiana classe 1919, regala all\’amico Germán e a noi. Ogni lettera è uno squarcio nel buio dei suoi primi anni di vita. La povertà delle periferie di Bogotà, la segregazione, la fame e la paura. I trasferimenti infiniti al seguito della donna che si prende cura dei lei e della sorella, ma che non è sua madre. Gli abusi, le violenze, e poi ancora la vita in convento e la scoperta degli altri. Odori, colori e sapori, così intensi da farci entrare prepotentemente nei suoi ricordi.
Siamo con lei a costruire Capitan Rebollo in mezzo alla discarica, ad ascoltare le storie di Turrurrulla in cambio di un pezzo di pane e una banana, a mangiare mazamorra in un cortile fangoso, a guardare il mondo attraverso un piccolo foro negli occhiali di cartone.
La forza di Emma sono i suoi occhi, quelli con cui guarda ogni cosa. Sono le sue parole semplici, di bambina, che svelano concetti profondi andando dritti alla pancia di ognuno di noi. La sua ingenuità è la chiave che ci apre il suo mondo, ci spiega la vita, il dolore, la morte, la violenza e la libertà.
Tra una lettera e l\’altra i suoi schizzi. Linee tortuose che si incrociano, come i suoi occhi, si sovrappongono e creano figure oniriche; unite da un unico tratto, un unico filo che le lega, come i ricami sull\’alba, in un telaio infinito che è la sua vita.
