È la domanda sottile che sta a margine di tutte le pagine di questo libro. Han Kang miscela sapientemente crudeltà e poesia, e per quanto forti siano le immagini che descrive non riusciamo a voltarci dall’altra parte, perché la parola vince sullo strazio, la parola è verità e ci fa sentire meno soli, così ci aggrappiamo a quelle lettere nere d’inchiostro sperando che ci portino fuori dall’incubo.
Non dimentichiamo di essere umani. Non dimentichiamo di far scorrere tutto il sangue del mondo nelle nostre vene e di schierare il nostro cuore dalla parte della giustizia.