E se l’Universo fosse stato creato da una Drammaturga? Se lo chiede Filippo Capobianco nel suo ultimo libro “Le supernove non fanno rumore, e tu tossisci a teatro?” edito da Baldini+Castoldi, e me lo chiedo anche io. Da drammaturga, creatrice di Mondi e di Universi, che vivono talvolta sulle pagine scritte, altre volte sulle assi di un palcoscenico, altre volte ancora su frequenze inudibili e cassetti pieni di calzini spaiati.
Tutto inizia nella sala di un teatro off, o sul palcoscenico di un grande teatro all’italiana, poco cambia, o forse tutto cambia, l’aspettativa delle persone sedute, la temperatura – che aumenta, e aumenta – le voci vicine, lontane, le luci, i costumi, le musiche. Ma nella grande metafora poetica di Filippo ho trovato parte di me, o la parte di me che avevo perso da tempo. L’attesa dell’inizio, lo slancio della creatività, la frenesia della produzione. Tutto in versi, o quasi, perché l’autore è Campione Mondiale di Poetry Slam – mica pizza e fichi, direbbe mio zio – e io? Io sono solo una povera Drammaturga, che non può fare a meno di emozionarsi leggendo le vite create dalle parole.
E allora torniamo indietro. Torniamo davvero all’origine di tutto. No, non in Big Bang. Non Adamo ed Eva. E nemmeno l’Iperuranio con le sue ideuzze svolazzanti. Torniamo a dove tutto è iniziato. Filippo ci porta in un luogo che esiste in ognuno di noi: ci porta nei pomeriggi oziosi della nostra infanzia, nell’odore della cucina silenziosa, nel ticchettìo dell’orologio a muro, nel sole settembrino che è già un po’ freddo e che preannuncia la fine dell’estate. È lì che se ne sta la Nonna, con le sue collane di istanti, il ritmo di lavoro lento e preciso, è lì che c’è l’origine di tutto. Della poesia, dell’amore, della famiglia. Ed è lì che trovo anche mia Nonna, no, lei senza collane di istanti, lei dura e dolce nello stesso tempo, dispensatrice di consigli e di rimproveri, maestra di vita e di scuola. È lì che vedo la drammaturga bambina, quella con la d minuscola; prende un quaderno nuovo, a quadretti, lei odia i quadretti, ma la nonna – con la n minuscola – le ha promesso che le insegnerà a scrivere. Allora lei prende i quadretti, prende la penna… No! La matita, le dice la nonna-maestra-dispensatricediconsigli-duraedolce, La matita, perché così puoi cancellare se sbagli. Ma io non sbaglio. Tutti sbagliano. Ma io no. Non puoi saperlo. No, io no. E trac. Subito la drammaturga con la d minuscola getta la sua foga scrittoria sulla lettera A, cosa ci sarà di difficile nella lettera A? Eppure lei la sbaglia. Hai visto? dice la nonna con la n minuscola, tutti sbagliamo. Ora usa la gomma e cancella.
Allora penso che non c’è tanta differenza tra la Drammaturga di Filippo e la drammaturga che sono diventata, e che le nonne (maiuscole o minuscole) si assomigliano tutte. Per questo dentro questo libro ci sono centinaia di migliaia di libri, ancora tutti da scrivere. Si ride, si ride assai, si piange (se si ha voglia di entrare nei cassetti dei calzini spaiati e dei ricordi), si riflette, si lascia sguazzare la mente nelle parole. Un bagno rinfrescante, sempre più raro, in questo tempo frenetico.
Parleremo de “Le supernove non fanno rumore, e tu tossisci a teatro?” mercoledì 18 settembre ore 18, alla Libreria Ubik di Trieste, la drammaturga con la d minuscola dialogherà con l’Autore e penso che sarà bello, scoprire Universi insieme.