Ieri sono successe molte cose.
A fine serata ho pensato di scrivere qualche riga, per tutte le emozioni passate, ma poi la stanchezza ha preso il sopravvento, e la vita vera – sempre sia benedetta – ha vinto a mani basse.
Condivido oggi un po’ di quelle emozioni.
Spesso parliamo di “memoria”, ma che cos’è davvero la memoria?
Ho avuto modo in un solo giorno di sperimentare diverse “memorie” e la ricchezza che hanno lasciato dentro di me è incredibilmente viva anche oggi.
Al mattino abbiamo assistito ad un bellissimo documentario di Ennio Guerrato su Alfredo Lacosegliaz.
Chi non lo conosce vada alla ricerca di questo artista incredibile.
Io ho avuto la fortuna di incrociare la mia vita triestina con la sua, mai purtroppo di lavorarci, ma ne conservo un ricordo meraviglioso.
Al pomeriggio la libreria Ubik era gremita di persone per Christian Klinger e i suoi “innamorati di piazza Oberdan”, la storia romanzata di Pino Robusti.
Alla fine della presentazione prendono la parola i parenti di Laura, la fidanzata di Pino l’anno in cui è stato ucciso. L’emozione è grande, così come la sorpresa.
Rincasiamo la sera, davanti al nostro portone luccicano sotto i raggi della luna piena le “nostre” stolpersteine dedicate a Hélène e Vittoria. Un bambina e il suo papà escono dal portone mentre noi entriamo:
“Papà, cosa sono quelle pietre…?”
“Sono le pietre della memoria”
Chiudiamo il portone alle nostre spalle mentre il padre inizia a raccontare.
Questo è ciò che io credo sia la memoria:
ricordare un grande artista, ricordare la nostra storia, raccontare ancora e ancora.
