Perché scriviamo?

Si parte sempre da una domanda. Perché scriviamo? Perché sentiamo l’esigenza di mettere nero su bianco i nostri pensieri? Perché crediamo che questi possano interessare a qualcuno? Perché abbiamo la presunzione che ciò che ci interessa dire sia ‘davvero’ interessante? Sul mestiere dello scrittore poi le domande si moltiplicano. Passiamo dal ‘Sì, ma di lavoro cosa fai?’ al ‘Ma chi te lo fa fare, trovati un lavoro normale’.

In tutti questi anni di domande me ne sono fatte tante, la maggior parte sono rimaste senza risposta, e credo che questo sia uno dei motivi per cui scrivo. Non si può rispondere a tutto, non c’è giusto o sbagliato, non c’è un’unica verità, non c’è un solo finale. Per un anno il mio foglio bianco è stato ogni giorno diverso: le pagine di un taccuino, un file dimenticato chissà dove in un hard disk, post-it svolazzanti sulla mia scrivania, e note a margine di copioni, di libri, di segnalibri, messaggi agli amici, ai parenti, note vocali lasciate ovunque. Da un anno a questa parte ho raccolto, studiato, immaginato e pensato, fuori da qui. Perché?

Anche per questa domanda non c’è una sola risposta, e non ce n’è una giusta. Potrei dire una cosa che so da sempre, ma che faccio fatica ad ammettere: la routine mi schiaccia, mi comprime, mi lascia senza fiato, e per questo devo abbandonarla ogni tanto, perdermi, fare altro, lasciare il controllo. Potrei dire che tenere un blog non serve a niente, ma a catena direi che avere dei social non serve a niente, scrivere, scrivere libri, scrivere testi teatrali, scrivere sceneggiature, scrivere qualsiasi cosa. Ma non è nemmeno questa la risposta giusta. La risposta giusta semplicemente non c’è. Ho scritto molto, pensato molto, vissuto molto in questo ultimo anno, e se non ho condiviso è perché ogni cosa ha un tempo, una forma e un peso che deve trovarsi. Può darsi che le pagine che ho scritto siano troppo strette qui dentro, o alcune parole si sentano vuote e sole, come in una stanza senza mobili. Semplicemente ho accettato che ci sono mille forme in cui i nostri pensieri si manifestano e agiscono, e non tutte prevedono l’esposizione.

Continuerò a scrivere qui? Sì. E se avrete la pazienza di seguirmi aggiornerò anche i mesi precedenti, cercando quella forma da dare con cura alle mie parole, per farle tornare di tutti.

Esattamente un mese fa, un cara, carissima amica, mi diceva: “Ce l’hai fatta.” I suoi occhi erano pieni di orgoglio e di affetto. Ci siamo abbracciate a lungo, perché quello è da sempre il nostro modo di salutarci, le sue parole negli ultimi quindici anni mi hanno supportata, sopportata, coccolata, ispirata e abbracciata in mille modi diversi. Quando devo rispondere alla domanda “Perché scriviamo?” io penso a tutti gli abbracci, a tutte le parole, e a tutto il bene del mondo. A tutte quelle persone che riempiono silenziosamente la nostra vita. Alla vita.

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