Quante volte ci è capitato di annuire con assertività durante una conversazione su un libro mai letto? Come se l’ignoranza, intesa come ignorare il contenuto di qualcosa che non abbiamo mai visto prima, fosse a prescindere da biasimare. Chi ha detto che non c’è una prima volta per imparare? Chi ha deciso che dobbiamo nascere già letti? Già studiati? Già preparati?
Ricordo la prima volta che lessi Omero, durante le scuole medie. Fu una folgorazione. Raccontare storie. Raccontare storie antiche. Raccontare storie antiche in versi. Epico!
Far rivivere sentimenti e drammi così lontani da noi eppure così vicini. Se potessi svuoterei la mia testa di tutte le nozioni imparate e rileggerei di nuovo per la prima volta i versi:
“L’uomo ricco d’astuzie raccontami, o Musa, che a lungo dopo ch’ebbe distrutto la rocca sacra di Troia; di molti uomini le città vide e conobbe la mente, molti dolori patì in cuore sul mare, lottando per la sua vita e per ritorno dei suoi.”
Ma non è possibile cancellare la memoria, né tutte le cose correlate alle nostre letture.Ricordo per esempio la mia prima volta al mare, al tramonto, dopo aver letto l’Odissea, nei luoghi della mia infanzia. Ricordo di aver guardato all’orizzonte il profilo chiaro e nitido del Circeo e di aver pensato che sì, è davvero un’isola, Eea, in tutto il suo splendore.

Tornando alla nostra “Odissea per il popolo”, credo che non sia un male il ‘non sapere’. Al ‘non sapere’ si può rimediare, si può studiare, approfondire, conoscere. La presunzione di sapere tutto invece ci fa alzare scudi di arroganza e supponenza, e non ci permette di vedere oltre. Non abbiate paura di dire: “non ho mai letto questo libro”, “non lo conosco”. Non abbiate paura di abbracciare la conoscenza in qualsiasi momento della vostra vita.
