Anita Pittoni e Umberto Saba
Anita Pittoni (classe 1901) scrive un libro essenziale e intimo. I suoi tre racconti su Umberto Saba ci raccontano l’uomo e il personaggio.
Nell’ambito del progetto «Ponti di Contatto» in collaborazione con Hangar Teatri abbiamo ripercorso le vite degli intellettuali triestini dei primi anni del Novecento insieme alla 4 IP A dell’Istituto Galvani di Trieste.
Tra questi Anita Pittoni è testimone del suo tempo e riesce a cogliere l’essenza di uno tra i più grandi intellettuali della città giuliana: Umberto Saba. Nel suo libro «Caro Saba» descrive alcuni episodi di vita quotidiana in cui il poeta incrocia le sue vicende umane e editoriali.
“Suona il campanello. È un suono forte e impaziente, come quello di un fanciullo che ha fretta di sbrigarsi per tornare ai suoi giochi. Apro la porta. È Saba. Saba viene all’improvviso, non mi preannuncia mai la sua visita. Entra e va dritto alla ‘sua’ poltrona. So che ha da dirmi qualcosa e sto in ansia.”
Anita Pittoni, già pittrice e scrittrice, fonda nel 1949 la casa editrice Lo Zibaldone con la quale pubblica nel 1950 la piccola raccolta di poesie «Uccelli» di Umberto Saba.
Nei suoi scritti le parole disegnano immagini precise, così il suono del campanello tradisce la fretta, e la poltrona dove è solito sedersi il poeta diventa automaticamente ‘la sua’. Da come il poeta arriva lei capisce che deve dirle qualcosa, e questo la turba.
Il libro racconta la genesi di questa pubblicazione, la sua uscita sul mercato e un Saba familiare e protettivo che, per la sua avventura editoriale, apostrofa la scrittrice dicendo: «Ti te xe mata!» e affettuosamente, quando lei piccata e infastidita controbatte a quella che crede un’offesa, lui la rassicura: «No state rabiàr… son mato anche mi!»
*L’edizione di “Caro Saba” è stata stampata dalla Biblioteca Civica di Trieste*



