Spatriati di Mario Desiati – Einaudi editore
C’è un confine che è dentro ognuno di noi.
È la forma della nostra casa, della nostra terra.
Ne siamo circondati, ma come l’impronta di una mano nella sabbia, si stampa anche dentro di noi, e non c’è onda – per quanto grande e potente – che possa farla svanire del tutto.
Sbiadisce, perde contorni, allevia la sua pressione sulla nostra anima; ma mai e poi mai si cancella.
Spesso ne resta la sensazione, il ricordo quasi visivo, e riaffiora con odori, sapori, quando meno te l’aspetti, anche a mille chilometri di distanza.
Io la mano della mia terra ce l’ho sul cuore, e mille altre impronte e ferite e carezze sono disseminate sul mio corpo.
Molto spesso dimentico di averle. Qualcosa di tanto in tanto erompe, come un fiume in piena.
Mi inonda gli occhi di lacrime e lascio scivolare quel sapore salato finché non riempie di nuovo la pancia.
Appartenere ad un luogo non vuol dire solo viverci, e viverci non vuol dire esserne parte.
Così, lacerati, stanchi da lunghi viaggi, gli Spatriati cercano un punto di equilibrio – seppur effimero – in piccoli gesti, luoghi che sono contenitori di ricordi, stralci di cielo o di terra.
Cercano un punto fermo nelle loro vite, anche se, sappiamo tutti, il nostro baricentro si muove, si sposta, si modifica con l’età e le esigenze, con il movimento.
Ed è il movimento che rifugge Francesco.
Ed è il vortice invece che cerca Claudia.
Il loro centro è un piccolo paese pugliese, Martina Franca, Martène; una cittadina di poco meno di 50mila anime, in cui le parole si fondono con la terra, sottendono azioni e i tramonti ti feriscono come lame di nostalgia.
È il Nord, sempre più Nord, a richiamare Claudia lontano e a paralizzare Francesco.
Ma non è solo un Nord geografico, è un attrazione per il freddo, per far calmare i pensieri e le fantasie, le emozioni che scuotono la vita di due giovani.
È al Nord che Claudia scioglie il suo ghiaccio e si lascia trasportare dal vortice.
È al Sud che Francesco si iberna in emozioni senza sfogo.
La loro amicizia, che è desiderio non espresso, confidenza, segreto e incomunicabilità, si rafforza e si affievolisce su treni, aerei, rimpatriate, amori proibiti, parole pesanti come macigni, famiglie che si intrecciano loro malgrado, dolori e perdite.
È l’identità quella che si cerca, ed è effimera quando la si trova, che non si può appiccicarla sopra una persona o un luogo, come un’etichetta. Francesco non è più martinese di Claudia pur essendo rimasto, e Claudia non è più berlinese di Francesco quando alla fine la loro casa si sposta.
Il libro di Mario Desiati è una madeleine di azioni, suoni forti, colori, grigio e arcobaleno, che si alternano in un racconto di vita che ci regala tutte le sfumature dell’amore e della diversità.
La patria che cerchiamo non ha confini, è uno stato di grazia, è l’anima che riposa, è un pozzo profondo che ci aspetta e mai ci abbandona.
