Mannaggia a te

È difficile dire cosa sei stato per me.

Soprattutto ora che le lacrime continuano a scendere e dentro di me penso:

Mannaggia a te.

Mannaggia a te, Antonio.

Mannaggia a te, zio.

Ho un’immagine di te seduto sulla sedia della cucina, accanto alla madia, a pontificare.

“A zi’” dicevi affettuosamente a mia nonna.

Ricordo le tue lacrime al Teatro Vittoria a Roma quando, dopo uno spettacolo, ti sei avvicinato a me e mi hai detto:

“Mi ricordi lui” e quel lui era riferito a mio nonno Paolo, tuo zio adorato.

Come dopo lo saresti diventato tu per me.

Tutti preferivano Gianni.

È vero, era più bello. Più gentile.

Ma io preferivo te.

Mi dicevi: “Perché sei bastian contrario pure tu”

E io non l’ho capito finché non abbiamo litigato pure noi, pure io e te.

Per fare la pace un minuto dopo.

E m’hai accompagnata all’autobus e continuavi a parlare, non volevi che quel dialogo, seppure inconcludente si spegnesse così.

“Stammi bene” mi hai detto.

E per mesi non ci siamo sentiti.

Poi il disgelo.

A settembre sei venuto a vedere il mio spettacolo. “Non sto bene, l’ho fatto per te” che era una carezza e un monito:

Te voglio bene, però se nun me piace…

E invece t’era piaciuto.

Brava, m’hai detto stupito.

Te possino.

Ci siamo scritti un mese fa.

Ci vediamo presto.

Mannaggia a te.

Mannaggia a te.

Ti voglio bene, ti avevo scritto in quella mail dopo il nostro litigio, resti sempre il mio zio preferito.

Ciao Antonio mio. Ti voglio bene.

Antonio Pennacchi a Trieste – maggio 2016

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