«ANATOMIA SENSIBILE»
di Andrés Neuman
traduzione di Silvia Sichel
edizioni SUR – 2021
«Tutto ciò che Photoshop elimina, la poesia illumina» A. Neuman
Quello di Andrés Neuman può apparire come un comune libro: pagina ruvida, sfondo bianco, caratteri neri, una copertina sobria, bicolore, con un occhio che ci guarda e sembra già leggerci dentro; i capitoli, uno dopo l’altro, elencano parti del corpo in uno strano divertissement letterario che passa da una descrizione apparentemente medico-scientifica ad un vero e proprio elogio poetico, anzi, politico.
In verità ciò che abbiamo in mano, pagina dopo pagina, scardina tutto ciò che pensavamo di sapere sul nostro corpo, le sue imperfezioni, i canoni di bellezza e la cultura del ‘anche-l’occhio-vuole-la-sua-parte’.
L’occhio di Neuman ci rivela quello che tutti noi sappiamo già: non c’è canone estetico in grado di imbrigliare il desiderio, la poesia, l’amore, l’istinto e ciò che siamo davvero.
Se “la pelle ricorda ogni giorno con rancore implacabile” la testa non è altro che “un recipiente che si dà arie di contenuto”. Così “bussiamo alla schiena come ad una porta” e mal soffriamo il pene la sua “ostinazione dell’epicentro”, ma concordiamo sul fatto che “i capelli hanno due temibili nemici, l’alopecia e la poesia (…) Per ogni verso che si accanisce su una chioma d’oro come il grano, un capello si lancia nel vuoto in segno di protesta”.
La penna tagliente dell’autore taglia come un bisturi e ricuce poi a suo piacimento, in tutti questi pensieri sciolti c’è una parte di noi che annuisce col capo, quasi quell’epifania di parole fosse tutt’altro che sconosciuta, anzi, sempre posseduta, sotto pelle, sotto strati di cosmesi o di calze coprenti, quasi che, la realtà del nostro corpo, bello e funzionale a prescindere dalla taglia, tutti noi l’avessimo sempre saputa e sostenuta.
E se ancora ci vergogniamo, se ancora ci copriamo e ci vestiamo dei pregiudizi delle persone, è perché in fondo ci stiamo un po’ comodi, per abitudine, o peggio ancora per pigrizia.
Il libro di Andrés Neuman è un manifesto, un atto di rivolta, uno slogan urlato dalla punta dei capelli alle unghie dei piedi: contro lo strapotere del canone estetico.
“Sederoni di tutto il mondo, unitevi!”
