Qualche anno fa ho fatto un incontro sul femminicidio. Si trattava di una conferenza a latere della rappresentazione di uno spettacolo realizzato su un mio testo teatrale. Per un disguido con gli organizzatori su orari, data e promozione, e con l\’autunno piovoso che aveva deciso di scatenare tutta la sua acqua proprio in quella serata, ci ritrovammo in 7 in sala. Noi 3 relatrici, una ragazza del teatro e 3 spettatori: tutti uomini.
Abbiamo parlato lo stesso, abbiamo parlato perché dovevamo farlo. Perché bisognerebbe sempre farlo.
Quel giorno ho scritto due pagine di getto, ho approfittato che la regista/attrice dello spettacolo sarebbe stata presente per fargliele leggere. Avevamo un timer, 8 minuti. Dopo 8 minuti si sarebbe dovuta interrompere, in qualsiasi punto fosse arrivata.
Ogni 8 minuti, una donna muore, per mano di un uomo.
Queste le mie pagine. Queste le storie che ho voluto raccontare quella sera. Queste sono solo alcune delle donne che dovremmo ricordare, sempre.
È il 12 settembre del 1993 quando Elisa, sedici anni, esce di casa per andare a messa.
(pausa)
Sono le ore 10.30 quando suona il campanello di casa Poggi.
(pausa)
Isabella si prepara davanti allo specchio prima di andare a mangiare una pizza con l’amico Freddy.
(pausa)
Elisa in piazza incontra la sua amica, le dice «Aspettami in chiesa, arrivo subito, c’è Daniele che dice di avere un regalo per me».
(pausa)
Chiara è ancora in pigiama quando apre la porta. La sera prima ha mangiato una pizza a casa con il fidanzato Alberto, perché i suoi genitori sono in vacanza, e hanno la casa tutta per loro.
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Isabella indossa un piumino bianco, è il 15 di gennaio e ad Albignasego, un paesino a 10km da Padova, fa freddo.
(pausa)
La chiesa della SS. Trinità è a pochi passi dal Comune e dal Comando dei Carabinieri, in pieno centro a Potenza. È lì che Elisa ha appuntamento con Daniele. Lei gli ha già detto che non le interessa, che possono essere solo amici, ma lui continua a chiederle di parlare.
(pausa)
Quella mattina si è svegliata da sola, Chiara, il fidanzato non ha dormito con lei. Hanno discusso, e lui è tornato a casa. Per questo ora è corso da lei, in bicicletta, prima di mettersi a studiare, forse vuole scusarsi per la discussione, forse vuole cercare di spiegare, forse vuole evitare che uno scandalo si abbatta sulla sua famiglia e sul piccolo paese di Garlasco.
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È il ballo la passione che accomuna Freddy e Isabella, nonostante non stiano più insieme, sì, hanno avuto una storia, ma è una cosa passata, lui frequenta già un’altra, anche se è ancora ossessionato da lei, è come se non riuscisse a staccarsi, e sua sorella glielo dice sempre «Lasciala perdere quella lì» Quella lì, è Isabella. Dopo la pizza dovevano andare a ballare, ma Freddy accusa un malore, e le chiede di passare un attimo da casa sua.
(pausa)
Elisa ha un sorriso aperto, labbra sottili, due occhi luminosi e lunghi capelli castani.
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Castani sono anche i capelli di Chiara. Il viso pulito. 26 anni, una laurea in economia e grandi occhi azzurri.
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L’azzurro è anche il colore degli occhi di Isabella, che di anni invece ne ha 55, un matrimonio finito alle spalle, e ancora tanta voglia di rimettersi in gioco nella vita.
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Sì, è vero, Daniele ha dato fastidio ad altre ragazze. Ma è una cosa normale, dicono, è un ragazzo, cosa dovrebbe fare alla sua età?
(pausa)
Che poi, non so se Chiara abbia davvero voglia di perdonarlo, il suo Alberto, voglio dire, non è che stiamo parlando di una piccola discussione fra fidanzati, erano foto di bambini quelle sul suo computer? E cosa ci facevano lì?
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Vabbè che male c’è? Uscire anche se non si sta più insieme, è una serata fra amici, certo, si passa a casa sua, ma dice di sentirsi poco bene, Isabella è tranquilla, si fida, ed entra nella villetta buia.
(pausa)
Elisa sale le scale con Daniele. Il fatto che siano dentro la chiesa le dà un senso di sicurezza. È con un ragazzo che crede suo amico. È nella casa del signore.
Ed è lì che resterà, il suo corpo per 17 anni.
Se continuiamo a non parlare dei problemi, rischiano di non esistere.
Parliamone. Parliamone sempre, insieme.
[la foto è dell\’immenso Alessandro Kokocinski – Imprimesti il segno dell\’eternità – 2006]
