Perché un blog?
Continuo a domandarmelo mentre scrivo questo post. In questi mesi di confinamento, di incertezze, di lavoro buttato alle ortiche, ho sentito il bisogno di far uscire di nuovo la voce.
È stato un percorso lento, in salita. Prendere degli spazi – seppur virtuali – che non sono mai stati miei. Eppure eccomi qui, davanti ad uno schermo, con il dubbio di fare la cosa giusta, di dedicarmi a qualcosa di intangibile. Non è un copione, non sono le assi di un palcoscenico, non è il gesto dell’attore, non è la tela del sipario. Tutte cose che fanno parte del mio lavoro e che non so, onestamente, quando rivedrò.
Poi penso a quando la prima volta qualcuno mi ha detto: “Hai una bella voce autoriale”. E io non sapevo neanche cosa fosse, sapevo solo che desideravo scrivere la vita.
Noi drammaturghi siamo ‘bestie rare’. Unicorni della famiglia degli autori. Una sottospecie poco studiata, che suscita scarso interesse e di cui molti negano persino l’esistenza.
“Hai mai visto un drammaturgo vivo?”
“Io? No!”
“Tu?”
“Giammai!”
“Ah, ecco! Mi pareva strano!”
Troppo di nicchia per pubblicare, troppo esposti al giudizio del pubblico (che nel 90% dei casi ignora il nostro nome e crede che uno spettacolo teatrale sia un attore che fa tutto da solo), troppo poveri per fare gli influencer, troppo pochi per far sentire la nostra voce.
Eppure è spesso grazie alle nostre parole che esiste il mondo sul palcoscenico.
Dove siamo? Dove abitano le nostre parole?
Le mie per un po’ le troverete qui.
#teatro #drammaturgia #lavocedegliautori #gioiabattista