Vargas Llosa, l’amore e me.

La zia Julia e lo scribacchino (Einaudi – 2006)

Questo libro è arrivato nelle mie mani nel 2013. È stato il regalo di un caro amico regista, in un periodo non proprio brillante della mia vita. Per questo è rimasto sul comodino per un po’, poi ha sfiorato scaffali della libreria diversi, infine è stato accantonato per letture future. L’ho ripreso una settimana fa, e il risultato è che fin dalle prime righe mi è stato impossibile separarmene.

Vargas Llosa è lo scrittore che tutti noi vorremmo essere.

Un linguaggio impeccabile, dialoghi incalzanti, stratagemmi letterari, minuziose descrizioni, cavalcate di emozioni e mirabolanti contenuti.

La storia è apparentemente semplice ma il suo sviluppo è complesso e ricco di colpi di scena. In una Lima chiassosa e vitale, si intreccia la storia d’amore di Mario (Marito) e la divorziata zia Julia, e tra avventure clandestine e fughe d’amore, irrompono prepotentemente i personaggi dei radiodrammi dello “scriba” boliviano Pedro Camacho, in un ritmo sempre più vertiginoso e grottesco. Le vicende si alternano così fluide che non si può dire se siano i radiodrammi a fare da sfondo alla storia d\’amore o viceversa. Ma l’autore precisa fin dalle prime pagine: “L’amore non esiste, l’ha inventato un italiano che si chiama Petrarca”, e anche se vi capitasse di cadere in tentazioni amorose, non vi preoccupate… “L’amore? Niente che una buona purga non possa spazzare via”.

 

Piccolo capolavoro di ingegno e letteratura.

 

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