Ogni volta che torno qui le cerco.
Le tue lettere, le tue parole.
Quello che tu hai scritto indirizzato ad altri e che forse già sapevi avrebbe parlato a me.
Vorrei leggere la tua mano sul foglio, la tua impronta sulla carta bianca, un passaggio di te nella vita, per sapere che sei esistito davvero, e non solo nelle mie fantasie di bambina.
Perché tutti vedono te nei miei occhi.
E io avrei dato tutto l\’oro del mondo per sentire il suono della tua voce, e vedere anche io quei tuoi occhi. Così vivi, ardenti e profondi. Non nelle foto sbiadite, ma davanti a me. A guardarmi crescere.
Quanto mi sei mancato quando mi sentivo nell\’angolo, esclusa dai pensieri e dalle parole di una famiglia, di un luogo, di una terra a cui mi sembrava di non appartenere.
Quanto mi sei mancato, quando tornata da scuola avrei voluto abbracciarti e farmi consolare per la mia incapacità di stare in mezzo al mondo.
Quanto mi sei mancato quando la prima volta ho deciso di partire e di lasciare questa città.
Staccarmi dall\’unica casa in cui, in tempi diversi, eravamo stati entrambi. Perché io ci sentivo ancora l\’odore del tuo tabacco, e i tuoi passi frenetici sulle scale.
E quanto mi manchi adesso quando torno lì dentro e la vedo vuota e spogliata dell\’anima della nostra famiglia. Lasciata a marcire da sola, natale dopo natale, anno dopo anno.
Perché tu sei nei miei occhi, mi dice sempre il tuo Antonio, commosso ogni volta, perché io sono come te, mi dice, e mi dice pure che non è un caso che ti sogna tutte le volte che ci vediamo.
Perché io, te e lui siamo legati da un filo speciale. Entrambi siamo destinati a raccontare storie… La nostra. E la tua.